venerdì 6 maggio 2011

medievo erba


medievo erba, inserito originariamente da Spoletoweb.

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LA LIX SETTIMANA DI STUDI SULL’ ALTOMEDIEVO : SCRIVERE E LEGGERE NELL’ALTO MEDIEVO

Presso Palazzo Ancaiani in Spoleto dal 28 aprile al 4 maggio 2011 si è celebrata la 59° settimana del CISAM: l’argomento affrontato è stato “ SCRIVERE E LEGGERE NELL’ALTO MEDIOEVO” , una tematica non solo ricca di stimoli etici, sociali ed estetici, ma anche e soprattutto una rilettura polifonica della nostra attualità digitale , in cui la parola scritta e letta ha perso molto del suo profondo valore semantico e simbolico e l’immagine è diventato il verbo – è ovvio - in eventi di video-happening.
Prendo stimolo dalla rivista della FONDAZIONE CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL’ ALTOMEDIEVO: Quale Medievo. Ivi il professore Massimiliano Bassetti propone una interessante riflessione circa il ruolo della parola scritta nella società altomedievale . “ E’ il caso, in primo luogo, del diritto tradizionale longobardo, nato a nuova vita – cito l’articolo del Bassetti - a meno di ottanta’anni dalla fondazione del regno longobardo in Italia, in una data fatidica. Il 22 novembre del 643, nel suo palazzo di Pavia, il re dei Longobardi Rotari ( 636- 652 ) promulgava l’Editto che ancora ne porta il nome e che organizzava in un sistema coerente il patrimonio normativo della natio longobarda. (…) Se, dunque, scrivere la legge fu il gesto di autocoscienza capace di trasformare la gelatinosa struttura tribale germanica in una monarchia di tipo romano-cristiano, scrivere la storia fu il momento naturalmente conseguente ad esso sullo scivoloso piano inclinato dell’identità “ nazionale” così inaugurato. Come Giordane per i Goti, come Gregorio di Tours per i Franchi, come Beda per gli Angli, così il coltissimo monaco Paolo Diacono provvide alla costruzione di una storia per i Longobardi: la Historia Langobardorum. ( …) Alla consapevolezza della sconfitta, Paolo poteva , infatti associare la convinzione che la storia sia guidata da Dio tramite la saggezza dei suoi re. E la civiltà longobarda saprà trovare la propria redenzione: il nuovo impero di Carlo ( Magno), che nasce nel momento in cui Paolo muore, non è solo un impero germanico, è un impero anche romano proprio perché la nazione più romana delle nazioni germaniche era quella longobarda”. Il gentile lettore mi perdoni se cito largamente questo articolo, ma esso ha il pregio di riassumere in una sintesi organica ed esaustiva tutti gli stimoli che i relatori, giunti a Spoleto dalle più importanti università italiane, europee e statunitensi, hanno sapientemente sviscerato e dibattuto: codici giuridici, sacri e liturgici, poetici e letterari, codici inviati preziosi omaggi diplomatici; la loro costruzione e redazione, il lavoro dell’amanuense, la scrittura del potere politico: ovvero sulla moneta e sulla pietra; il rapporto tra gli affreschi e le sculture con le immagini miniate nei codici, il connubio di pietas e di goliardia.
Una cosa è certa : la cultura longobarda è erede creativa di quella romana e originante a sua volta , pur nella profonda differenza con quest’ultima, di una forma societatis innestata sul precedente prototipo romano. Continua il Bassetti: “ L’impatto con la cultura romana, che aveva assegnato alla scrittura la funzione di pressoché esclusivo mezzo di comunicazione, valse ai Longobardi una di quelle scelte culturali alle quali si accennava in avvio di discorso. Prima attraverso il ricorso a scriventi locali, poi con l’articolazione di un’educazione grafica primaria ed elementare diffusa almeno tra gli stati superiori dei nuovi dominatori- via via più compromessi con le strutture ecclesiastiche- anche presso i longobardi la scrittura divenne una componente vitale del discorso amministrativo, sociale ed economico e culturale. Quale scrittura però?Naturalmente la scrittura usuale disponibile agli scriventi dell’amministrazione provinciale dell’età tardo-imperiale in Italia: la corsiva nuova. E fin qui tutto normale” . Concludo per ora la citazione; il lettore mi perdoni ancora una volta per “l’appassionata grafomania “di questa mia riflessione : infatti presso i Longobardi la scrittura amministrativa si fa vettrice di una precisa identità culturale, tesa a manifestare una dignità etica e politica che l’impero carolingio non riuscì a scalfire. Infatti “ la scrittura in vigore nei territori di tradizione longobarda ( principalmente quelli italomeriodionali, ma con sconfinamenti in alcune roccaforti di sicuro marchio longobardo come Nantola) si era specializzata così da interpretare e manifestare al meglio la diversità- culturale e politica, se non più quella etnica- rispetto ai Franchi dell’impero caroligio, che usavano un’altra scrittura: la carolina. In altri termini , scrivere in beneventana era un gesto simbolicamente importante per manifestare con orgoglio la propria di cultura di riferimento, in opposizione di quella dominante “. L’amato, nonché caro lettore, può finalmente tirare un sospiro di sollievo: fine delle citazioni ma mi conceda un’ultima considerazione. in Bisanzio un bue costava tre numismata, un cavallo dodici numismata … e un libro ben venticinque numismata … quello del libro era quindi un prezzo oggettivamente altissimo: era più prezioso di un bue , usato nei trasporti , nel lavoro agricolo e nell’alimentazione, e addirittura di un cavallo, anch’esso impiegato per fini logistici, e ancora attualmente è un animale considerato nel suo alto pregio economico. Oggi giorno un libro non costa più venticinque numismata, in quanto si trovano in commercio anche libri non elevati nel prezzo, ma elevati per cultura: vogliamo costruire una democrazia intelligente e costruttiva, leggiamo!
Saluto e ringrazio il paziente lettore, che si è dovuto adattare solo a questo “misero” carattere , definito “calibrì” che può sembrare “aleatorio e vacanziero” rispetto alla ricercata grafia medioevale ; il mio PC ha molti tipi di scrittura, ma per il momento non ha …. né la “carolina” né la “beneventana”.

Sandro Costanzi

giovedì 5 maggio 2011

Corrado Augias


Corrado Augias, inserito originariamente da Spoletoweb.

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Conferenza di Corrado Augias sulla Resistenza
Il popolare giornalista e scrittore al San Nicolò sabato 7 maggio. Ore 10.30

Corrado Augias terrà sabato 7 maggio alle 10.30 al Complesso Monumentale di San Nicolò una conferenza dal titolo "Resistenza: cosa ha voluto dire, che ne resta".

Quello con il popolare giornalista e scrittore è l’appuntamento più atteso tra quelli inseriti nel ricco programma degli eventi organizzati dal Comune di Spoleto per celebrare il 25 aprile, Festa della liberazione. Durante l’incontro, aperto a tutta la cittadinanza, è previsto il saluto presidente dell’ANPI di Spoleto Gian Paolo Loreti.

Corrado Augias è nato a Roma. Ha trascorso molti anni all’estero. Parigi prima poi New York, da dove è stato corrispondente del settimanale “L’Espresso” e del quotidiano “La Repubblica”. Per “La Repubblica”, cura la rubrica quotidiana di corrispondenza con i lettori. Ha pubblicato molti libri di narrativa e di saggistica, ha scritto per il teatro, ideato e condotto numerosi programmi televisivi. Notevole fortuna e numerose traduzioni hanno avuto i suoi libri dedicati ai ‘segreti’ delle città. Ultimo in ordine di tempo ‘I segreti del Vaticano’ (settembre 2010). In settembre uscirà in Francia (Flammarion) il suo nuovo libro “L’Italie racontéé aux francais”

Spoleto, mercoledì 4 maggio 2011

martedì 3 maggio 2011

promo2ks


promo2ks, inserito originariamente da Spoletoweb.

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sabato 30 aprile 2011

Bistrot Spoleto Cafè


Bistrot Spoleto Cafè , inserito originariamente da Spoletoweb.

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Sabato 30 aprile 2011 dal red Zone ..al Norman.. al Bistrot Spoleto Cafè..DJ set..RICC FROST SERATA CON BIRRA GIAMAICANA GADGET E DIVERTIMENTI
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venerdì 29 aprile 2011

Rassegna d' arte contemporanea Terni


Rassegna d' arte contemporanea Terni, inserito originariamente da Spoletoweb.

TERNI – Domani, 30 aprile alle ore 18.30 inaugurerà presso la Fondazione Carit la prima edizione della ”Rassegna d’Arte Contemporanea, città di Terni”. Una sezione verrà dedicata alle opere del maestro Piero Tartaglia. L’archivio Piero Tartaglia di Roma, infatti, ha messo a disposizione della rassegna una serie di opere dell’artista, fondatore ed ideatore del movimento del “Disgregazionismo geometrico”.

L’evento è ideato e curato da Eureka Eventi e dalla Fondazione Carit, oltre 60 gli artisti presenti, più di 120 opere esposte tra sculture, dipinti ed installazioni. La rassegna si concluderà il 15 maggio.